Pantelleria

La storia di Pantelleria

L’isola, per la sua posizione strategica, è stata sempre al centro dei traffici che le varie civiltà hanno avviato nel Mediterraneo. Così 5000 anni fa sono approdati nell’isola i sesioti, che si sono insediati a Cimillia in contrada Mursia e hanno lasciato tracce importanti della loro civiltà nei “sesi”, tumuli di pietra che servivano da abitazione ma anche come cimiteri. Ancora oggi è possibile ammirare nella sua maestosità il Sese Reale. Tra gli insediamenti di antiche civiltà vanno ricordati i fenici che hanno costruito un’acropoli in contrada S. Marco, nonché i bisantini di cui è possibile rinvenire ” le tombe” nella piana di Ghirlanda. Ma tanti altri popoli si sono avvicendati nella storia dell’isola costruendovi la loro roccaforte (come ad esempio il Castello Barbacane, ancora visibile nel centro dell’isola in tutta la sua magnificenza) attirati anche dall’abbondanza di ossidiana, pietra vulcanica tipica dell’isola che per secoli è stata utilizzata come moneta o comunque per costruire utensili da cucina ed altro. Così i Greci, i Romani, gli Spagnoli e gli Arabi in particolare hanno lasciato testimonianze evidenti nei cognomi, nelle usanze, nella lingua dialettale, nelle costruzioni tipiche dell’isola ( i famosi dammusi) e nel giardino, geloso custode di un albero di agrumi. Pantelleria può essere considerata un’isola unica per la natura del suo territorio, modellato nei millenni dal suo popolo che ha saputo strappare al vulcano la pietra lavica con cui ha costruito un sistema di terrazzamenti.

Geologia

Pantelleria è la terza isola del Mediterraneo dopo l’isola d’Elba e S. Antioco. Si estende per 83 chilometri quadrati di cui 51, nella parte sud-ovest, sono di costa rocciosa ricca di grotte e insenature. Il suo territorio è costituito dalla cima più alta del vulcano “la Montagna grande” (836 mt.), dal monte Gibele (700 mt.) e numerose kuddie (colline) alte di circa 50 metri, ricche di vegetazione e in alcune delle quali è possibile scorgere le manifestazioni secondarie di vulcanesimo. Le uniche piane sono quelle di Ghirlanda, Monastero e Barone. La natura vulcanica dell’isola si manifesta nelle acque termali di Sataria, Scauri porto, Nicà, Gadir, nel lago “Specchio di Venere” nelle saune “Grotte di Beniculà” e “Kazen”, nelle fumarole delle “Favare” e a “Kuddia Mida”. A causa dell’aridità del clima, nel corso dei millenni si è asciugato l’unico torrente, il cui letto e ancora visibile dal ponte de Rekale.

I dammusi

Dammuso nasce nel X sec. d.c. e si evolverà nel tempo fino al XVI sec., quando il Mediterraneo divenne sicuro dalle incursioni dei pirati e la vita nell’isola migliorò dal punto di vista economico. Gli abitanti che prima si concentravano nel centro, difesi dalla roccaforte del castello, si sentirono liberi di espandersi su tutto il territorio dell’isola, in corrispondenza delle zone più fertili, diffondendo dovunque la tipologia costruttiva del dammuso. Ad na prima analisi, questa tipica abitazione, potrebbe sembrare progettata da grandi architetti o ingegneri, mentre non è altro che il frutto della saggezza degli antichi abitanti che hanno saputo tenere conto della morfologia del territorio e sfrutare l’esistenza in loco della pietra lavica. Ciò ha consentito la creazione di una struttura perfettamente statica con muri spesi fino a mt. 1.30, in grado di assorbire le spinte delle cupole rifinite con impasto di tufo rosso e calce battuto con mazze di legno per giorni, fino a formare uno strato duro ed impermeabile. La forma particolare dei tetti a cupola è stata concepita anche per canalizzare l’acqua piovana verso le cisterne, mentre i possenti muri permettono di isolare l’interno dalla temperatura esterna, tanto da creare un ambiente fresco d’estate e caldo d’inverno.

Il Cappero e lo Zibibbo

Pantelleria non è solo mare, anzi le antiche tradizione agricole arricchiscono quest’isola di sapori e profumi deliziosi. Con dedizione e fatica i panteschi ( così si chiamano gli abitanti) hanno strappato la terra alla natura iniziando a coltivare in terrazze vigneti e uliveti. Conosciuta ormai l’uva “zibibbo” famosa per il suo gusto dolce e intenso viene per lo più impiegata per la vinificazione e per la produzione del famoso PASSITO DI PANTELLERIA, vi invitiamo pure, ad assaggiare il vino prodotto dai contadini, vi accorgerete che ogni prodotto è diverso e che tutti sono molto buoni. Un’altro prodotto dell’agricoltura è il CAPPERO che viene impiegato molto nella nostra cucina insaporendo piatti sia di pesce che di carne. Gli altri prodotti dell’agricoltura non servono per il commercio ma per il fabbisogno delle famiglie come ad esempio l’olio.

L’ORCHIDEA PANTESCA

Il Cappero (Capperis Spinosa) è una pianta tipica della flora mediterranea, resistente alla siccità. E’ alta dai 30 ai 50 centimetri e presenta rami parzialmente penduli, che strisciano sul suolo. A Pantelleria è coltivato nella tipologia senza spine, considerato tra le più pregiate al mondo. Il terreno vulcanico, fertile e ricco di minerali, il clima caldo, l’umidità del mare e l’intensità dei venti hanno dato vita sull’isola a un prodotto unico ed irripetibile. Proprio per questo, i capperi di Pantelleria sono universalmente riconosciuti in ambito botanico, gastronomico e commerciale, tanto che è stato loro attribuito il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). Le modalità di conservazione del prodotto sono principalmente due: sotto sale marino o in olio extravergine d’oliva.(www.kazzen.it)

L’ORO PANTESCO

Fiore all’occhiello della produzione vitivinicola isolana, il Passito di Pantelleria ha origini antichissime. Le uve Zibibbo provengono da vigneti accuratamente selezionati e catalogati come D.O.C. (Denominazione d’Origine Controllata). Il raccolto, nei suoi grappoli migliori, viene messo ad appassire al sole su appositi stenditoi per circa 15-20 giorni, al fine di ottenere un prodotto sano e omogeneo con una gradazione zuccherina variabile tra i 32% al 65%. L’uva passa, viene quindi aggiunta al mosto fiore dopo circa 20 giorni dall’inizio della fermentazione, vale a dire alla fine della fermentazione primaria. Dopo 30 o 40 giorni, il prodotto viene fatto riposare in botti di rovere per circa un mese e affinato in bottiglia per almeno 4 o 5 mesi.